Personas, tra Marketing e Design Thinking

personas

Per parlare con i clienti bisogna conoscerli

Il concetto di Personas non è nuovo nel marketing. Risale ai primi anni ’90 ma solo di recente è entrato nell’uso comune. L’ambito in cui lo si trova più comunemente è quello dei processi di CRM (Customer Relationship Management), con lo scopo di arrivare ad una migliore comprensione dei propri clienti, e la sua definizione sarà nota ai più: la creazione di personaggi inventati, che ricordino i propri clienti reali, basata su dati considerati rilevanti.

Semplice, viene da dire, e non poi così diverso dal concetto di segmentazione: una prosaica raccolta e analisi dei dettagli anagrafici dei clienti.

Tutto dovrebbe essere reso il più semplice possibile, ma non più semplicistico.
Albert Einstein

Einstein diceva che “Tutto dovrebbe essere reso il più semplice possibile, ma non più semplicistico.” Eppure, troppe volte capita di fermarsi alla prima metà della frase. Ridurre il grado di complessità del problema permette di gestirlo e di avere obiettivi chiari, KPI misurabili e precisi. Ma, non considerando anche l’altra metà della frase, si rischia di sbagliare.

Se le Personas su cui è elaborata la  strategia contemplano solo i dati anagrafici , allora è facile scambiare Ozzy Osbourne con il Principe Carlo di Inghilterra.

Personas

Personas e Design Thinking

Per comprendere al meglio il concetto di Personas e come va usato, è utile fare un excursus nel fenomeno del Design Thinking, quel modus operandi che porta strategicamente a progettare l’organizzazione aziendale con lo stesso insieme di regole che si usa per progettare una sedia o un tavolo. Ogni processo e circostanza deve essere:

  • Utile a qualcosa: deve avere un obiettivo, o risolvere un problema
  • Funzionale: deve essere progettato in modo che ciò, effettivamente, avvenga
  • Bella, che in ambito economico significa efficiente: deve farlo con il minor sforzo possibile, in modo elegante e naturale per i soggetti coinvolti, oltre che con il miglior rapporto tra investimento e guadagno

Analizzando il Design Thinking si comprende l’importanza del concetto di Personas, almeno per quel che riguarda i suoi tratti salienti. Se devo progettare una sedia non mi interessa sapere se chi la usa viene dall’Italia o dalla Germania, bensì in che contesto deve essere usata. Si tratta di una sedia da salotto, da ufficio o da bar?

Un servizio non è tanto diverso. Se l’attività di progettazione riguarda il trasporto pubblico, i clienti sono probabilmente accomunati dalle località di partenza e arrivo. Ma anche dall’importanza che danno al comfort durante il viaggio, o ai servizi accessori.

Per le campagne marketing non è  differente. Così come un prodotto o un servizio, può essere fruito in modo diverso, dando adito a differenze tra Personas, anche il contesto di fruizione della comunicazione,  B2B o B2C, deve essere progettato in modo che sia utile, funzionale ed efficiente rispetto a quel contesto specifico.

Quindi perché limitarsi a ragionare sui dati anagrafici, quando posso avere un controllo anche sul contesto in cui avviene l’interazione? Il comportamento assunto da un individuo che cerca informazioni è diverso da quello di chi è già intenzionato all’acquisto. L’aspettativa è di entrare in contatto con un’azienda coerente, capace di ascoltare le necessità espresse, che possono essere simili a quelle di altri clienti. Ecco quindi che queste necessità diventano parametri funzionali ad individuare i cluster clienti per costruire Personas, rispetto alle quali creare soluzioni specifiche.

Per concludere, è utile mettere in evidenza come lo step di analisi delle Personas sia importante, ma di certo non esauriente per una campagna di marketing. Quando un’azienda  inizia a progettare in modo proattivo il Customer Journey dei propri clienti, deve applicare diverse tecniche di analisi per arrivare a una comprensione tale da permetterne la “gestione”. Alcuni esempi sono il Business Model Canvas, piuttosto che l’analisi delle 5 Forze di Porter, per quel che riguarda il modello di business, ma anche la Empathy Map sui Touchpoint con i clienti.

In assoluto, non esiste uno strumento migliore degli altri, e spesso le aziende di successo sanno integrarli in maniera armonica nel loro workflow, ma sempre usando come chiave di lettura univoca il Design Thinking.

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